La conoscenza delle capacità sensoriali del neonato ci permette di determinare gli aspetti dell’ambiente con cui egli entrerà in relazione. Se vogliamo capire quali esperienze sono importanti per lo sviluppo del bambino, dobbiamo conoscere le sue capacità sensoriali.

In passato le capacità sensoriali del neonato sono state molto sottovalutate.

Recentemente sono stati fatti molti passi in avanti sulla determinazione e precisazione dello sviluppo percettivo del neonato. Il lattante, fin dai primi giorni di vita, possiede delle capacità sensoriali che, anche se inferiori a quelle dell’adulto, gli permettono di rispondere a una vasta serie di stimoli.

Prima di proseguire con la stesura di questo articolo, desidero postarti questo video di babystep.tv intitolato: Alzarsi in piedi (8-11 mesi):

Gran parte dell’apparato visivo funziona fin dai primi giorni di vita, anche se questo apparato nei primi mesi deve progredire considerevolmente in efficienza.

Il riflesso pupillare è presente fin dalla nascita, anche se la capacità di mettere a fuoco gli oggetti è un po’ limitata; nel primo mese di vita l’accomodazione visiva non si adatta agli spostamenti dell’oggetto, ma rimane fissata a una distanza focale di circa venti centimetri mentre le immagini più vicine o più lontane rimangono confuse.

Dalla metà del secondo mese aumenta la flessibilità dell’accomodamento e dal quarto mese si ottengono prestazioni paragonabili a quelle dell’adulto.

Anche i movimenti oculari di ricerca progrediscono rapidamente con l’età. A due settimane il neonato è in grado di seguire un oggetto in movimento solo con difficoltà, mentre nelle settimane seguenti i movimenti oculari diventano più armoniosi e possono avere un arco più vasto dato che ora il lattante è in grado anche di girare la testa per seguire lo stimolo. 

A partire dal terzo mese molti oggetti in movimento possono essere fissati e non uscire dal campo visivo.

Anche il sistema uditivo del neonato fin dalla nascita raggiunge un grado di complessità abbastanza elevato e può trattare efficacemente una quantità sorprendente di informazioni sensoriali.

Anche la sensibilità alla pressione e al tatto è presente fin dalla nascita. La sensibilità tattile è concentrata in questo periodo intorno alla bocca. La sua capacità di ricevere alcuni segnali funziona bene fin dalla nascita e probabilmente gran parte dell’attività del neonato, apparentemente casuale , deriva in realtà dalla stimolazione di questa capacità di recepire.

Il lattante è perciò fin dalla nascita sensibile alla stimolazione e in grado di rispondere a una vasta serie di stimoli;

è in grado di organizzare e strutturare a qualche livello le sue capacità sensoriali e selezionare quelle più utili, in poche parole di interagire con l’ambiente circostante. E’ importante in questo senso che l’ambiente (fisico e sociale) sia in grado di fornire al bambino tutta una serie di stimolazioni visive, uditive, cinestesiche, tattili.

Le prime radici della “curiosità” intellettuale si formano proprio nei primi mesi di vita e, in ambiente ricco di stimolazioni, il bambino comincia a ricevere le eccitazioni dell’apprendimento.

Non sono lontani i tempi in cui era “psicologicamente corretto” avvolgere il bambino in strette fasciature, lasciarlo riposare in silenzio e in una stanza semibuia, non rispondere ai suoi pianti per non viziarlo 🙂.

Questa “deprivazione” di stimolazioni nella primissima infanzia viene ora contestata anche nei suoi aspetti più innocenti, come il tradizionale velo bianco che avvolgeva la culla.

Appare perciò importante farlo vivere fin dai primi giorni in un ambiente stimolante, fornendogli cose da vedere (gli si appendono sonagli alla culla, lo si metta in un lettino il più possibile “aperto”, lo si porti in ambienti diversi), da sentire

(lo si faccia vivere in un ambiente relativamente rumoroso anche quando dorme) e dandogli tutta una serie di stimolazioni tattili e cinestesiche (cambiandolo spesso di posizione, mettendolo supino o bocconi, sollevandolo, cullandolo solleticandolo, toccandolo, carezzandolo dovunque).

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