Per capire bene l’apprendimento e le sue prime fasi spesso,  guardando un neonato,  ci chiediamo: chissà cosa pensa,  cosa vede del mondo,  che senso ha per lui ciò che gli sta intorno?  Abbiamo visto che alla nascita il bambino possiede già parecchie capacità sensoriali  e che risponde all’ambiente attraverso le attività riflesse.

Alla nascita le sue attività mentali sono limitate alle attività riflesse che gli permettono funzioni di tipo nutritivo ed esplorativo.  come risultato dell’esperienza il bambino è in grado di adattare le sue iniziali capacità a situazioni nuove.

Questa capacità di adattarsi è l’apprendimento,  cioè un’esperienza che viene immagazzinata.

Il bambino,  come l’adulto,  ha bisogno di novità:  egli si adatta presto ad un certo stimolo,  riprende interesse se questo viene variato anche di poco:  una variazione ambientale provoca in lui un riflesso emotivo,  crea attenzione è interesse e facilita  il fissaggio di esperienze.

Prima di proseguire, desidero postare questo video molto interessante di Serena Mortari intitolato: Sviluppo cognitivo del bambino e difficoltà di apprendimento

Il bambino si interessa a cose leggermente diverse da quelle familiari che diventano a loro volta familiari e favoriscono la base per l’apprendimento di altre cose leggermente diverse.

Egli fin da piccolo è in grado di apprendere molte cose.  E’ compito dell’adulto metterlo in contatto con situazioni, oggetti,  giocattoli,  avvenimenti che possono stimolarlo e provocare un apprendimento.

L’adulto deve cioè porsi come supporto alle attività del bambino,  rispondendo alle sue richieste e ai suoi segnali, proponendogli esperienze che siano alla sua portata,  che siano vicino alle sue capacità del momento,  che sollecitino le sue attese e che comportino dei premi.

Per l’apprendimento del linguaggio esistono alcune regole essenziali:  parlare molto,  ripetere,  spiegare;  anche per gli altri apprendimenti valgono regole analoghe:  dare molte occasioni al bambino di vedere sentire manipolare oggetti, proporgli  variazioni,  spostamenti.

Il Gioco

Nel primo anno di vita il gioco consiste in movimento nello spazio,  nella manipolazione di oggetti e nel loro controllo percettivo.  I primi giochi  del neonato sono accompagnati da un piacere funzionale (ad esempio afferrare per afferrare) o da un piacere di essere causa (tirare una corda per fare dondolare un giocattolo)  ho dal piacere di ripetere come rituali gesti e suoni.

Giocattoli che stimolano il neonato con una loro risposta ( un suono o un movimento)  oggetti facili da schiacciare,  piacevoli da assaggiare,  da toccare,  da ascoltare e da guardare,  sono tutte cose che incoraggiano il movimento e lo sviluppo di maggiori capacità.

Il bambino giocando impara molte cose,  familiarizza con oggetti e situazioni nuove,  comincia a intravedere le relazioni degli oggetti con lo spazio,  sviluppa il proprio coordinamento muscolare,   apprende che può modificare attraverso le azioni l’ambiente.

Verso i sette mesi il bambino incomincia a giocare con i suoni parlottando fra se e cercando di imitare i suoni semplici che gli vengono rivolti; Risponde con ampi sorrisi ai versi che gli vengono fatti  e che lo interessano vivamente e cerca di imitarli. si diverte moltissimo a giochetti come cucù.

Ora il bambino sta’ seduto e vede il mondo da un altro punto di vista,  può esplorare un più largo raggio l’ambiente e maneggiare gli oggetti più facilmente:  si diverte ad afferrarli,  a farli muovere,  a buttarli,  a riprenderli,  a fare esperimenti.

Quando il piccolo comincia a camminare a quattro zampe è affascinato dagli oggetti che si muovono,  palle,  carretti, pupazzi con le ruote e ogni genere di oggetti che il bambino si può portare appresso.

Questi giocattoli non devono però essere troppo grandi e pesanti perché il bambino ha bisogno di avere una mano libera per appoggiarsi nel muoversi.  Quando il bambino inizia  a camminare è in grado di raggiungere e afferrare nuovi oggetti,  sa usare le mani con maggiore precisione e tenta di arrampicarsi sopra,  sotto e dentro ogni cosa.

Questo periodo è molto importante per lo sviluppo delle capacità fisiche e della fiducia in se.  

Il bambino ha bisogno di occasioni per esercitare i suoi muscoli,  ha bisogno di giocare in un ambiente relativamente sicuro, con la presenza di un adulto pronto a porgergli una mano in caso di necessità.

E’ bene lasciare il bambino libero di fare quello che sa fare senza aiutarlo continuamente;  cadrà qualche volta,  ma se l’adulto non da troppa importanza alla cosa,  ricomincerà il suo gioco esplorativo.

Il Box

Il box è un oggetto molto stimolante per il bambino , esso tende infatti a scoraggiare la sua tendenza ad esplorare.  Il box è nato con lo scopo di proteggere il bambino che fa carponi o che fa i primi passi delimitando l’attività quando i genitori non possono badare a lui:  il risultato è da una parte permettere ai genitori di occuparsi nel frattempo di altre cose e dare l’occasione al bambino di imparare a giocare da solo in uno spazio sicuro.

Il box tuttavia non è un oggetto negativo,  se usato in un certo modo.

Perché diventi positivo e non sia un elemento di costrizione per il bambino e di liberazione della madre,  esso deve rappresentare per il lattante un mondo sempre nuovo,  pieno di nuovi giocattoli che attraggono la sua attenzione.

L’importante è che il recinto diverta il bambino oltre a proteggerlo;  per questo al posto del tradizionale box circondato da sbarre sarebbe meglio inventare per il bambino recinti costruiti con cuscini.  scatoloni,  reinventabili  ogni giorno.

Quanto al modo migliore di mettere il bambino nel recinto,  è quello di creare in lui il desiderio di entrarvi,  mettendoci vicino al box a giocare col piccolo,  e sarà attratto dai giochi posti dentro e cercherà di entrare.

Non lasciamo mai comunque il bambino nel box per un periodo troppo lungo, ma togliamolo prima che sia inquieto.

Ricordiamoci inoltre che il box, in genere, non è rifiutato dei bambini fino a che non sono in grado di camminare,  ma che una volta che hanno acquisito questa capacità il recinto diventa troppo piccolo per loro e vogliono più ampi spazi da esplorare.

L’inizio del linguaggio: come stimolarlo

La nascita del linguaggio non avviene spontaneamente da sola ma è il frutto degli stimoli ambientali e l’ambiente fin dai primi giorni di vita può favorirne o sfavorirne lo sviluppo. I bambini imparano a parlare per imitazione e i modi dello sviluppo del linguaggio dipendono dalle varie occasioni di imitazione che noi offriamo al bambino.

Più “suoni”  emetteremo per loro,  più occasione di imitare.

I primi dieci mesi di vita,  prima che egli sia in grado di “capire”  il nome delle cose che gli mostriamo,  possiamo avere delle prime conversazioni con lui ripetendo i suoni che emette,  premiando con un sorriso i suoi tentativi di imitazione e ripetendo ancora con lui qualche volta la sillaba  emessa.

L’importante è soprattutto parlare con lui in modo dolce,  affettuoso, pronunciando le parole lentamente specialmente nei momenti in cui lo si tiene in braccio o gli si dà da mangiare o lo si cambia.

Cerchiamo di nominare le cose molto spesso,  ripetutamente quando le guarda o le indica.  Quando indica un giocattolo diamoglielo dicendogli: “vuoi la palla?  ecco la palla,  è bella questa palla”. In questo modo affettuoso lo incoraggiano  a constatare il valore della parola,  gli facciamo cioè capire che è meglio chiamare le cose per nome che indicarle col dito.

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