Come avviene lo sviluppo del linguaggio in un neonato nelle prime settimane? Il neonato nelle prime settimane di vita presta attenzione ai suoni ma non è quasi in grado di articolare suoni, eccettuati alcuni rumori che non hanno nessuna intenzione comunicativa.

Il suo modo di comunicare con l’ambiente è il pianto.

Verso la fine del primo mese emette gorgoglii, vocalizzi, mormora: tutti questi suoni sono prodotti dall’apparato orale e respiratorio e sono di esercizio per il linguaggio articolato. Presta attenzione alla voce umana ed è in grado di riconoscere una voce o un suono familiare.

Ai primi informi gorgoglii presto si accompagnano delle vocali. A poco a poco i primitivi gorgheggi vengono superati e abbandonati mentre l’uso delle vocali aumenta e si fa sempre più deciso.

I suoni diventano sempre più stabili fino a che, vero il settimo mese, il bambino si abbandona a numerosi e spontanei vocalizzi producendo vocali, consonanti, sillabe e dittonghi.

Prima di proseguire con la stesura di questo articolo, a supporto di ciò che verrà scritto, desidero postarti questo video molto interessante di Insegnami a parlare Anna Biavati logopedista dove viene spiegato lo sviluppo del linguaggio e dell’imitazione:

La Lallazione , benché sia più evoluta della vocalizzazione rimane pur sempre un’anticipazione nello sviluppo del linguaggio, ma non è ancora linguaggio; il balbettamento per quanto piacevole è solo un gioco.

Il bambino emette dei suoni, gioca con essi, provando un piacere fisico sulla base delle sopravvenute facoltà articolatorie. L’ambiente (genitori, fratelli, ecc.) interviene a trasformare nel tempo questi suoni in linguaggio. Un suono che il bambino emette è in grado di provocare delle risposte da parte di chi si occupa di lui.

Il suono così comincia a diventare per il bambino che lo emette e lo ascolta portatore di un significato, cioè di esperienze sensoriali di ogni tipo, i sorrisi. le carezze, la voce di chi interagisce con lui.

A dieci mesi la crescente abilità nell’eseguire movimenti fini della lingua, delle labbra, del palato e delle corde vocali, gli permette di controllare l’emissione dei suoni e di usarli per pronunciare le prime “parole”. Il bambino userà sempre meno la lallazione e tutti i suoi suoni sforzi saranno concentrati a perfezionare la nuova modalità d’uso delle parole che gli permetterà nuovi e più soddisfacenti rapporti con gli altri.

I suoni che emetteva indiscriminatamente durante la fase della lallazione vengono ora ripetuti cercando di imitare suoni ambientali.

Proseguendo con lo sviluppo del linguaggio, il bambino comincia a regolare la propria fonazione sugli effetti acustici che ne percepisce, si sforza di riprodurre suoni, scoperti per caso, ripetendo uno stesso suono fino ad impadronirsene.

Si interessa a suoni sempre più diversi e ne usa una gamma sempre più vasta, è in grado di discriminare fra vari suoni e di riprodurne alcuni anziché altri.

La conquista delle parole avviene con un ritmo che varia da bambino a bambino, anche se la successione delle lettere che compaiono per prime è pressoché costante (compaiono per prime le A insieme alla M e alla N, poi la I, la E, la P, la B, la T e la D, la C e la G, ecc).

Le prime parole pronunciate attorno all’anno sono del tipo consonante più vocale raddoppiato come mamma, papà, tata, cocò, bebè (ecc.).

Naturalmente, nemmeno ora, il significato delle parole che pronuncia è ben chiaro.

 

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