Iniziamo questo viaggio nel mondo dei genitori e dell’educazione sportiva, parlando della regina di tutti gli sport: atletica leggera per bambini

Ho abbinato a questa spettacolare e variegata disciplina, due film prodotti dalla Walt Disney.

Il primo, come recita il titolo, si chiama Nanù, il figlio della giungla. Il secondo è Endurance, (che puoi vedere proprio qui sotto) ma, andiamo per ordine:

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Atletica leggera per bambini: è composta da tre discipline:

  • su pista ( corsa )
  • su campo ( salto e lancio )
  • combinate ( pentathlon che si svolge sia su pista sia su campo ).

E’ uno sport fondamentale per il Movimento Olimpico ed inoltre, permette agli atleti di guadagnare milioni di dollari!

Prima di proseguire desidero postarti un video della Uisp Comitato Territoriale di Bologna dove viene spiegato, attraverso un’intervista, com’è un vero e proprio avviamento all’atletica leggera per bambini:

La parola atleta deriva dal greco “athlos” che significa, tendenzialmente, competizione.

La prima gara d’atletica alle “olimpiadi antiche” fu lo stadion che consisteva in una gara di velocità per tutta la lunghezza dello stadio ( 192 mt ). Essa, sin dall’antichità ebbe una gran popolarità, ma è nei giochi dell’era moderna che acquisisce il ruolo di dominatrice incontrastata.

Le gare si possono disputare sia indoor sia outdoor.

Alcune discipline però, quali il lancio del disco, del giavellotto e del martello possono essere praticate soltanto all’aperto. La velocità è la competizione che attrae di più gli spettatori: essa prevede sprint sui 60, 100, 200 e 400 metri.

Una delle migliori finali dei 100 metri piani maschili fu disputata alle olimpiadi d’Atlanta nel 1996 dove il favorito Donovan Bailey recuperò un netto svantaggio andando a vincere in 9,84 secondi stabilendo il record del mondo fino a quel periodo ( anni dopo altri atleti stabilirono dei nuovi record mondiali fino ad arrivare al 2009, quando il giamaicano Usain Bolt, fermò il tempo a 9,58 secondi ).

Un altro atleta imprescindibile per la scrittura delle pagine di questo bellissimo sport è senz’altro Jesse Owens!

A 20 anni, egli detenne il record del mondo nei 100 metri con il tempo di 10,3 secondi, nel 1936 a Berlino. Qui, durante le olimpiadi tedesche, Owens vinse in tutto 4 medaglie d’oro.

A lui, nel 2016 fu dedicato il film “Race, il colore della vittoria”.

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I 400 metri sono ritenuti dagli atleti e dagli addetti ai lavori, la disciplina più massacrante.

Le gambe dei velocisti sono sviluppate in modo tale da assicurare una potenza esplosiva. Un’altra peculiarità è quella di possedere ottimi riflessi per reagire alacremente allo sparo d’inizio della gara.

Staffette e corsa ostacoli completano il paragrafo concernente la velocità dove, ritmo, energia, potenza e resistenza fanno da muri portanti a questi due splendidi spettacoli sportivi.

Nanù, il figlio della giungla è un film prodotto dalla Walt Disney nel 1973.

Diretto dal regista Robert Scheerer ( Santa Barbara, 28 Dicembre 1928 ), è un film americano della durata di ’93 minuti.

Scheerer, molto conosciuto nel settore televisivo, ha diretto diversi episodi di alcune delle più popolari serie TV degli anni ’70, ’80 e ’90 come: Saranno Famosi, Love Boat e Dynasty tra gli altri.

Tim Conway, Jan.Michael Vincent e John Amos sono gli attori che colorano la trama di questo grazioso film adatto a tutta la famiglia.

L’attore che impersonò Nanù, Vincent, dopo aver dimostrato le sue virtù fisiche recitò in altre pellicole ( Un mercoledì da leoni ) ed in due serie TV di successo agli inizi degli anni ’80 ma ebbe poi in seguito una vita costellata da eventi veramente tragici.

Tre incidenti gravi d’auto, rottura di tre vertebre, danno alle corde vocali e, in seguito ad un’infezione, subì l’amputazione della gamba destra sotto il ginocchio.

Il film, è divertente, elogia la fisicità del giovane bianco Nanù, figlio di missionari bianchi, a suo agio nella savana africana dello Zambia.

Conway ed Amos, sono due buffi allenatori di una squadra d’atletica di un college locale.

Costantemente alle prese con amare sconfitte i due, s’imbattono durante un viaggio nel continente nero, in Nanù, dotato di straordinarie doti fisiche ed atletiche.

Lo si vede, infatti, gareggiare e vincere al cospetto di felini velocissimi, muovere con estrema agilità tra i grovigli della Savana, saltare con naturalezza arbusti e tronchi d’albero disseminati nei dintorni e tuffare da notevoli altezze con perfezione olimpica. Tutto questo mentre Arcehr ( John Amos ), l’allenatore, immagina queste ed altre esibizioni trasportate nella squadra dove allena.

Riusciranno nell’intento di portare il ragazzo prodigio in America, strappandolo dalle sue radici, per fargli disputare un’importante gara scolastica.

E qui, cari genitori, si materializza l’impresa ( più dei due allenatori ) di far disputare al nostro eroe una sorta di decathlon in una manciata di minuti, arricchito da una tigre sugli spalti, da una magia latente e da una golf cart sulla quale Archer segue il suo beniamino.

L’ultima gara è avvincente!

La prima cosa bizzarra che mi ha colpito è vedere l’attore John Amos nei panni di un improbabile allenatore; per chi, come me, lo avesse conosciuto nei panni del rude, ma onesto capitano Meissner nel film “Sorvegliato Speciale”, sarà una vera e propria esilarante scoperta.

La seconda cosa che ha catturato la mia attenzione è vedere un ragazzo bianco aver sviluppato quelle famigerate doti proprie degli atleti africani: velocità, agilità, resistenza ecc……

E’ un film datato ma piacevole. Lo sport è di sicuro in primo piano anche se a fargli da contrappeso c’è la nostalgia verso la terra natia.

La resistenza fisica è messa in risalto nel momento in cui Nanù deve praticare tutte quelle discipline nello stesso arco di tempo, una di seguito all’altra. Si evince la bellezza dell’atletica leggera, basata su queste caratteristiche fondamentali.

Lo sport inteso come resistenza, nei confronti, magari, di quello che quotidianamente i nostri figli e noi genitori, dobbiamo affrontare quotidianamente.

Nella sua bizzarria, il film di Scheerer analizza anche il tema del distacco; lo sport è educazione, disciplina, correttezza ma richiede sacrifici e uno di questi potrebbe essere proprio la “partenza”.

Partire dal luogo dove siamo nati e cresciuti, partire ed allontanarsi dagli affetti! Rincorrere i propri sogni ha un prezzo e non è assolutamente un difetto, basta esserne consapevoli. Presentarsi all’appuntamento responsabili e forti, l’atletica c’insegna a sudare, ad essere precisi a correre come il vento forse proprio in direzione delle nostre radici.

Dunque cari genitori, questo primo articolo sull’educazione sportiva finisce qui; impariamo l’atletica leggera con Nanù, sorridiamo e facciamo il tifo per lui ma poi, alla fine, visto che siamo seri per gioco, riconduciamolo alla sua terra natia.

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