Il judo difesa personale si sviluppò nel xix secolo grazie al maestro ed educatore sportivo Jigoro Kano nel 1882. In principio, il giovane Kano si appassionò alle antiche arti dello jujutsu, disciplina grazie alla quale un uomo era in grado di battere avversari più potenti. Lo jujutsu era una tecnica di combattimento corpo a corpo usata dai guerrieri samurai.

Poi, attraverso la sua dedizione ed intelligenza ( si laureò in Scienze Politiche ed Economiche ) a soli 22 anni aprì una sua scuola nella quale insegnava la nuova arte chiamata Judo difesa personale ( via della cedevolezza o via gentile ).

La neonata disciplina allenava il fisico e la mente e, soprattutto, praticava il “randori” cioè il combattimento libero; in aperto contrasto con le discipline preesistenti che si basavano su forme preordinate. Sfruttando la forza dell’avversario ed il suo equilibrio, il judoka realizza mosse molto potenti con il minimo sforzo.

Prima di proseguire, desidero postarti questo video di Pro Patria Judo dove viene presentato il judo difesa personale per bambini e ragazzi:

Kano riuscì a portare la nuova cultura marziale anche nelle scuole, divenendo una materia che affiancò educazione fisica nell’educare i ragazzi allo sport in generale.

Il combattimento nel Judo difesa personale non è armato e vieta severamente l’uso di calci e pugni. Ottenendo un “ippon”, vale a dire colpo definitivo, l’avversario è dichiarato sconfitto in quanto bloccato a terra con leve articolari.

Nello Judo lo strangolamento ed il soffocamento sono le tecniche più efficaci. Si calcola che occorrono 10 secondi, in media, per far svenire una persona di soffocamento!

Il campo di combattimento è formato da tappeti di protezione chiamati tatami. Tempo fa essi erano realizzati con della paglia pressata, ora si usa più comunemente la gomma piuma pressata. L’atleta in gara indossa una giacca blu o bianca, chiamata “uwagi” e per tenerla chiusa indossa una cintura lunga 3 metri di colore variabile, secondo il livello raggiunto dal judoka.

Tradizionalmente ci sono 6 livelli per la cultura occidentale, ma in Giappone, per esempio, ci sono dei livelli extra.

Questa disciplina è adatta ai bambini ed ai ragazzi senza distinzioni di sesso, aumenta la forza muscolare ed accelera i tempi di reazione. In effetti, resistenza ed agilità sono alla base degli insegnamenti.

Ovviamente la tecnica deve essere perfetta se si vuole sbilanciare l’avversario per proiettarlo al suolo e guadagnare un ippon.

La prima volta che lo Judo apparve alle Olimpiadi fu nel 1964 a Tokyo, ma solo nel 1972, a Monaco, divenne disciplina olimpica, mentre quello femminile apparve come dimostrazione a Seul nel 1988 e divenne disciplina olimpica ufficiale nel 1992 a Barcellona.

Tokyo nel 1964 investì tantissimo nella costruzione di strutture sportive all’avanguardia; famoso fu proprio il palazzetto del Judo ispirato agli antichi templi giapponesi.

Il cartone animato ad esso correlato è Judo Boy.

Cari genitori, dovete sapere che Judo Boy nasce come “manga” ( fumetti ) nel 1968 dalla mente di Tatsuo Yoshida. E’ dello stesso anno l’”anime” ( prodotto d’intrattenimento commerciale; per semplificazione: cartone animato giapponese ). Judo Boy è quindi uno “spokon”, cioè un genere sportivo.

In Italia credo sia arrivato nel 1980 e consiste di 26 episodi.

Sanshiro Kurenai è un giovane ragazzo esperto di arti marziali, in particolar modo di Judo.

Ha sete di vendetta: gira il mondo in motocicletta alla ricerca dell’uomo che gli ha ucciso il padre durante un duello probabilmente a sorpresa. Il ragazzo sul luogo del delitto trova una traccia; un occhio di vetro!

Ha così inizio l’avventura alla ricerca dell’uomo con un occhio solo.

Lo “shonen”, vale a dire indirizzato a bambini in età scolare, è, secondo me, più adatto a ragazzi dagli 11/12 anni in poi. In ogni caso, durante la visione, consiglio la presenza di un genitore.

La vicenda è complessa, Sanshiro attraversa un primo momento di profondo dolore, non trova vie d’uscita nei sentieri travagliati della sua mente. Lo sconforto però cede il passo all’odio, al desiderio di vendetta.

La trama assume duri connotati indossando una maschera di cecità, guidata soltanto dall’impulso votato a placare quel tormento interiore che scava come fosse un mostro.

Non è tanto differente dalla vita!

Con una tematica, se vogliamo, rabbiosa, l’anime traccia un percorso pericoloso, a forma di spirale che conduce verso il vuoto infinito. Il cartone non ha, in effetti una fine! Il 26° episodio è l’ultimo, ma Sanshiro non incontra l’uomo con un occhio solo. Dovrà continuare il cammino, il quale risponde all’ineluttabilità del suo destino.

A mio avviso l’argomento trattato è veramente profondo; potremmo non esserne d’accordo, ma rimane un tema d’attualità, un tema pericoloso che, paradossalmente, può arrivare a fare del male più a chi cerca vendetta che a chi la subisce!

Non a caso, nella sigla traspare il concetto dell’odio contrapposto al più nobile e difficile concetto del perdono. La strofa è come se fosse cantata da Sanshiro stesso, il quale spiega le sue intenzioni omicide, il ritornello invece, cantato da bambini, inneggia alla comprensione, ma lascia spazio alla misericordia esortando il nostro giovane protagonista a “non diventare come chi gli ha ucciso il padre”!

Come in tutti i cartoni animati, c’è sempre un aspetto esilarante nel bel mezzo di storie serie.

Il ragazzo, quando combatte, indossa un “keikogi”, un kimono rosso fattogli dalla madre che gli viene lanciato da un orfanello di nome Ken accompagnato dal fedele cane Bobo.

I due sono veramente simpatici ed alleggeriscono la tensione dettata dalle trame di ogni episodio.

Sono il contrappeso al fardello di Sanshiro. L’odio in alcuni episodi, alloggia anche in altri personaggi a dimostrazione che ferite aperte non danno sollievo. La peculiarità dell’anime è che in ogni episodio Judo Boy incontra sempre un cattivo con un occhio solo: purtroppo per lui non è mai quello che lui sta cercando. Comunque sia, sempre uomini senza scrupoli!

La tecnica è sopraffina e con colpi precisi e ben assestati, riesce sempre ad avere la meglio sulla violenta giungla che gli si presenta davanti.

Sanshiro, belloccio e sopracciglione, incontrerà anche diverse ragazze molto carine ( un misto fra James Bond o Dylan Dog ). Ken, il giovane orfano è doppiato, però non in tutti gli episodi, dal noto Riccardo Rossi ( quello del 1963 ). Sanshiro stesso è doppiato da “Renzo Stocchi”, il famoso Haran Banjo pilota del Daitarn 3!

Uno dei personaggi che lo judoka incontra si chiama Luna, lei è doppiata da “Liliana Sorrentino”, sorella di Claudio Sorrentino, il doppiatore ufficiale di Mel Gibson e di John Travolta, mentre la voce di Liliana l’abbiamo ascoltata in altri cartoni quali Mazinga Z e Goldrake e poi soprattutto l’abbiamo amata quando caratterizzava quella monella di “Pollon”.

Dunque cari genitori e cari ragazzi, le arti marziali non sono sinonimo di vendetta ma di difesa. Il judo difesa personale è lealtà e spirito sportivo. In strada ci si difende se necessario; chi lo pratica, sa dove e come colpire per neutralizzare ogni tipo di pericolo. Pratichiamo lo judo difesa personale seriamente, ma non dimentichiamo di continuare a stare insieme e giocare in famiglia.

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