Nel 1941, negli Stati Uniti d’America, 135.132 persone assistettero per quanto riguarda la boxe all’incontro  fra Tony Zale e Billy Pryor . Tuttora, è considerato il record del più alto numero di spettatori!

C’è da dire che era gratis, ma comunque sia:

per arrivare a determinati livelli, un pugile sicuramente deve avere potenza, resistenza fisica, doti atletiche e capacità di ripresa quando viene colpito nella zona chiamata “area punti”, che va dal capo fino al di sopra della vita.

La boxe: gli incontri si possono vincere o ai punti o per “knockout”, come fece George Foreman , quando riconquistò, a 45 anni, il titolo del mondo dei pesi massimi, mettendo K.O. il suo avversario Michael Moorer.

Prima di proseguire con la stesura di questo articolo, desidero postarti questo video molto interessante di YourBoxe dove potrai vedere la prima lezione del Corso di Boxe online con Benoit Manno -Attrezzatura di pugilato:

Per proteggersi invece, i pugili indossano dei guantoni imbottiti (per i professionisti ci sono due taglie 227 e 283 grammi), il paradenti (gusci di gomma a salvaguardare la dentatura superiore) ed una conchiglia studiata per attutire i colpi bassi.

Il caschetto invece, è utilizzato nei ranghi dilettantistici; e esso offre protezione in cambio però di una limitata visuale.

Il ring, dove i pugili si danno battaglia, è un’arena quadrata posizionata su di una piattaforma sopraelevata; in ogni angolo è ancorato un palo al quale sono attaccate quattro file parallele di corde. All’interno di esse ogni lato può arrivare a misurare circa 7 metri.

Ad ogni pugile è assegnato uno dei 4 angoli dove riposarsi dopo ogni round.

Un combattimento tra professionisti dura 10 round, ciascuno di 3 minuti, con una pausa di 1 minuto tra l’uno e l’altro. Gli altri 2 angoli sono detti neutri; vengono occupati dopo un K.O. o dopo aver infranto una regola. Fra queste ce n’ è una, la quale stabilisce che i due boxeur debbano avere un peso simile. I pesi si dividono in pesi massimi e pesi bassi; a loro volta le due categorie si suddividono ancora in base al peso dei pugili.

Per i pesi massimi:

  • Massimi
  • Massimi leggeri
  • Medio massimi
  • Super medi
  • Medi
  • Super Welters

Per i pesi bassi:

  • Welters
  • Super leggeri
  • Super piuma
  • Piuma
  • Super gallo
  • Gallo
  • Super mosca
  • Mosca

Come già scritto, i pugili si possono colpire solo al di sopra della vita, non possono colpirsi alla nuca o ai reni e sono vietati pugni dati dal lato del guantone con i lacci.

Un pugile perde il combattimento per K.O. quando, una volta steso al tappeto, rimane a terra per 10 secondi. Uno dei colpi più devastanti è il “montante”: è indirizzato verso il mento dell’avversario dal basso verso l’alto.

Una buona difesa, avvolte, non riesce ad evitare che il montante vada a segno. Le posizioni di guardia, vale a dire di difesa, sono due e dipendono se il pugile è mancino o destrorso.

Se è mancino, per esempio, userà la guardia destra; in essa, il braccio ed il piede destro sono in avanti durante il combattimento. Gli esperti sostengono che i mancini creano diverse difficoltà all’ avversario inducendolo, addirittura, a cambiare tattica.

Quest’ ultime sono preparate accuratamente durante gli allenamenti i quali prevedono anche molta aerobica. Velocità, agilità e prontezza di riflessi sono alla base dei duri allenamenti che i pugili quotidianamente i pugili devono affrontare.

rocky balboaAnche Rocky Balboa, personaggio interpretato da Sylvester Stallone, per competere contro Apollo Creed, Clubber Lang o Ivan Drago ha dovuto superare prove difficilissime, ardue per arrivare a sconfiggere i suoi limiti, le sue paure e i suoi avversari. La saga dei Rocky (6 in tutto) inizia nel 1976 da un’idea dello stesso Sylvester Stallone, autore della sceneggiatura del 1° dei 6.

Il film fu premiato con 3 Oscar e altre 6 nomination.

La trama narra di un pugile dilettante di Philadelphia che vivacchia alla corte di un usuraio e vincendo qualche incontro qua e là. Avrà la sua occasione accettando la sfida lanciatagli da Apollo Creed, campione dei pesi massimi.

Aiutato da un vecchio ma appassionato allenatore e sostenuto dall’ amore per la sua Adriana, perderà l’incontro ma entrerà nella storia perché riuscirà a resistere tutte e 15 le riprese perdendo solo ai punti.

In Rocky II, del 1979 l’amore imperituro per la sua amata Adriana, lo porterà alla rivincita contro Apollo e la sconfitta di quest’ ultimo spianerà la strada al pugile di Philadelphia verso la gloria, il successo, i soldi!

Stallone ha firmato la regia di ben 4 Rocky dei 6 in tutto:

  • Rocky II 1979
  • Rocky III 1982
  • Rocky IV 1985
  • Rocky Balboa 2006

Il primo ed il quinto appartengono invece alla regia di John Avildsen.

Adriana, che nel 6° appare solo come dei flashback in quanto defunta, è interpretata dall’ attrice Talia Shire. La saga, per me, racconta parallelamente agli incontri di boxe, una splendida storia d’ amore. Rocky è sempre sostenuto dalla presenza di Adriana; in ogni difficile momento, lei c’è!

Gli ridà la voglia di allenarsi, la forza di reagire al lutto ed anche dal cielo, gli fornisce l’unico motivo per ritornare a salire sul ring e combattere, ormai in età avanzata, non tanto contro un altro pugile, ma contro quel mostro di dolore che lo stava divorando lentamente e segretamente.

La vita portata avanti a stento, con la rabbia, con la solitudine caratterizza anche la storia dell’anime Rocky Joe. Il cartone animato è tratto dal manga di Ikki Kajiwara (all’anagrafe Asao Takamori) noto anche come Asao Takamori del 1982.

La boxe di Rocky Joe, proprio lui che vive un’esistenza complicata negli orfanotrofi dapprima, poi come vagabondo trascinando la sua vita in una periferia disagiata, povera e pericolosa.

Proprio qui, in un angolo di terra forse dimenticato dalla bontà divina, Rocky incontra un vecchio pugile ormai tramontato e sempre ubriaco. Dopo un litigio tra i due, il vecchio propone al ragazzo di essere suo allenatore avendo intravisto un possibile campione.

Esitante all’inizio, lo strafottente Rocky alla fine accetterà pur rimanendo un teppistello: infatti, dopo una truffa ai danni di una giovane e bella ragazza, finisce anche in riformatorio.

Il vecchio, oltre ad allenarlo, cercherà di educarlo, di responsabilizzarlo e di prepararlo alla vita in maniera più civile. In carcere, Rocky conoscerà Nishi che del pugile sarà prima nemico (anche lui è un boxeur) e successivamente suo grande amico.

Un altro personaggio che si rivelerà importante per Rocky è Tooru Rikishi, conosciuto in cella. Rikishi è un ottimo pugile e i due si scontreranno in un torneo organizzato in carcere. Si ritroveranno fuori, nel mondo libero e si sfideranno ancora.

L’ epilogo è drammatico, Rikishi vince l’incontro ma al momento della stretta di mano, cade a terra esanime. Un duro colpo per tutti, anche per Yoko Shiraki, la bella ragazza truffata tempo prima da Rocky che, nel cartone, gioca un ruolo imprescindibile per entrambi i pugili, come una sorta di ago della bilancia (devo dire che è disegnata davvero bene, ha uno sguardo intenso, molto carina e con un viso in grado di trasmettere forza e pacatezza allo stesso tempo).

Rochy Joe subisce moralmente e mentalmente la morte di Tooru: per un periodo di tempo sparisce ed inoltre non è più in grado di colpire in volto gli avversari durante gli incontri, ritenendosi responsabile del drammatico incidente.

Fedele ad un copione leggendario, il nostro protagonista morirà elegantemente ed inaspettatamente al termine di un incontro memorabile con il campione sudamericano Mendoza. Seduto, distrutto, al suo angolo intuendo l’arrivo della sua fine, farà in tempo a porgere alla bella Yoko i suoi guantoni, quasi a volerle lasciare un dolce ricordo.

Rimarranno le “bianche ceneri”; così serenamente tra l’incredulità generale, Rocky calerà il sipario sulla sua avventura.

Il cartone evidenzia diversi aspetti della vita disagiata. La strafottenza che cela il dolore, la disperazione che porta all’ alcool, la sconfitta che guida fino alla solitudine. Molti pugili veri, sono partiti dai bassifondi, dalla povertà per poi ritrovarsi in cima alla montagna del successo.

Credo che la rabbia, la voglia di rivincita possa essere alla base di questo sport. Il cartone animato è crudo, consiglio la visione con un adulto infatti.

Ogni episodio, tinteggiato con dei colori aspri, ti sommerge d’ ansia, come se fosse un qualcosa di minaccioso pronto ad incombere. Si respira sempre una profonda tensione. Rocky Joe avrà, secondo me, la sua personale rivincita nei confronti della vita che tanto gli aveva tolto così come il vecchio allenatore, Danpei, il quale rivivrà sé stesso attraverso il ragazzo, uscendo dal baratro dove era ormai entrato, grazie anche alla sua determinazione.

È uno degli sport più duri in assoluto, ci vuole passione, costanza e tanto sacrificio.

La boxe è una sfida con sé stessi e le sfide vanno accettate, soprattutto se si ha una Adriana al proprio fianco!

Commenti

commenti

Facebook