Amici genitori, la pallacanestro nasce nel 1891 dalla testa dell’insegnante d’educazione fisica J.A. Naismith. Nel Massachusetts, egli scrisse le prime 13 regole del gioco ed organizzò la prima partita sperimentale giocata dal First Team. Naismith, nato nel 1861 e morto nel 1939, non ebbe una vita facile:

pensate che nel 1870 nel giro di venti giorni circa, perse sia il papà sia la mamma a causa del batterio “Salmonella” che provocò in loro la febbre tifoide.

Riuscì nonostante tutto, ad iscriversi al college e divenne in seguito professore di educazione fisica. Allo Springfield College, gli fu chiesto di inventarsi un gioco che potesse distrarre e divertire gli studenti soprattutto nelle ore invernali di ginnastica; un gioco da disputarsi indoor!

Naismith così, ispirato da altri sport e da alcuni giochi antichi, scrisse le prime regole di quella che poi diventò la pallacanestro moderna.

Prima di proseguire con l’articolo, desidero postarvi questo video (in lingua inglese)  di Video Incredibili e Divertenti dove viene ripreso un bambino (perché in questo sito parliamo proprio di bambini) prodigio che con la palla da basket fa’ ciò che vuole:

Essa è un gioco di squadra veloce e tecnico, nel quale due team di 5 giocatori cercano di fare punti lanciando la palla nel canestro avversario. Nel 1976 divenne specialità olimpica.

Negli Stati Uniti è lo sport più praticato in assoluto. Anche i college hanno una loro “associazione” ed il college basket è popolare tanto quanto la NBA (national basketball association ).

Gli atleti, tendenzialmente, sono alti, muscolosi e rapidi; l’ultima peculiarità serve loro per concludere un’azione d’attacco nei 24 secondi che, nel 1954, la NBA introdusse come regola di gioco.

Uno dei ruoli più affascinanti secondo me, è il “playmaker”: è un ruolo veloce, organizza il gioco, chiama gli schemi creando azioni d’attacco. Uno che di azioni d’attacco se ne intendeva fu Kareem Abdul-Jabbar. Nato a New York come Ferdinand Lewis Alcindor jr., è un ex cestista ed è considerato tuttora il più grande giocatore di tutti i tempi essendo il primo realizzatore nella storia della NBA con i suoi 38387 punti totalizzati!

Beniamino dei Milwaukee Bucks e dei Los Angeles Lakers, Kareem lasciò la pallacanestro a 42 anni dopo aver vinto 6 campionati NBA.

Le due società, dopo il suo ritiro tolsero dalla rosa la sua maglia numero 33. Nei Lakers, giocò insieme anche ad un altro fenomeno della NBA, Magic Johnson! Dotato di un fisico possente e di un’estrema velocità, si cucì addosso un vestito ricamato accuratamente con tecnica ed eleganza.

Entrambe lo portarono a perfezionare un tiro che nel basket è denominato “gancio”: il suo divenne “gancio cielo” per l’altezza dalla quale rilasciava la palla prima d’infilarla nel canestro avversario.

La tecnica prevede che l’atleta tiene il proprio corpo tra la palla ed il difensore che lo sta contrastando. Il braccio che possiede la sfera è disteso dalla parte opposta del difensore, mentre l’altro cerca di tenere a distanza il difensore stesso.

L’attaccante stacca con la gamba interna mentre alza quella corrispondente al braccio che tiene la palla; questo braccio ruota fino a raggiungere una posizione perfettamente verticale, qui, la mano si piega rilasciando il pallone esattamente al centro del canestro!

Kareem faceva questo dall’alto dei suoi 2,18 metri; non oso pensare dove potesse arrivare il braccio una volta disteso in verticale!! Abdul-Jabbar non è però l’atleta più alto nella storia del basket: Manute Bol, pivot sudanese deceduto nel 2010, è, con i suoi 2,31metri, l’uomo che detiene il record nell’NBA.

Detto questo cari ragazzi e genitori, accosto a questo primo articolo sul basket, il cartone animato chiamato Slam Dunk.L’anime, è tratto da un manga di Takehico Inoue del 1993 ed è composto da 101 episodi.

E’ uno spokon ( genere sportivo ) con molto humour, che ha aiutato il basket a diffondersi nel “Sol Levante”. L’ombra dell’NBA è presente in molte scene di gioco.

Il protagonista è Hanamichi Sakuragi. Giovane teppistello attaccabrighe della scuola di “ Shohoku”, sfortunato con le ragazze e per questo deriso da alcuni suoi compagni di scuola. In effetti nel cartone si intuisce qualche riferimento al ben più delicato tema del bullismo nelle scuole.

Sakuragi inizia a dare una svolta alla sua vita scolastica e non solo, nel momento in cui incontra Haruko Akagi, ragazza molto carina appassionata di basket. Il fratello della giovane è Takenori Akagi, detto “Gorilla”, capitano della squadra di pallacanestro della scuola.

Il nostro protagonista così decide di entrare nel club inizialmente mosso da intenzioni romantiche verso Haruko. Gli esordi non sono per nulla semplici; Sakuragi appare goffo, poco adatto al gioco in questione. Non conosce le regole, dettaglio che lo porterà più volte a commettere falli su falli.

Anche quando riuscirà nella famigerata “slam dunk”! L’arbitro annullerà il punto per un’infrazione di gioco commessa dal giovane.

A complicare le cose ci si mette Kaede Rukawa: una matricola brava a giocare verso la quale Haruko ha un’infatuazione. Tra i due sorgono divertenti gag. Con sudore e passione però, Hanamichi comincerà a dimostrare, al contrario degli inizi, una buona predisposizione per il basket e lo vedremo addirittura versare lacrime.

Questo perché cari lettori, lo sport di squadra ci porta a faticare a sacrificarci ma, per raggiungere obiettivi comuni!

La sconfitta del singolo, è la sconfitta della squadra. Quando essa perde, perdono tutti, anche chi è rimasto in panchina. Lo sport di squadra è bello per questo; l’alto valore morale racchiuso nel sacrificio individuale, confluisce verso un nucleo centrale che assume i connotati di “forza della squadra”.

La generosità è lo spirito con il quale si affrontano tutte le sfide, è quel motore che traina impavido i cuori di ognuno al fine di far loro oltrepassare qualsiasi ostacolo; anche la montagna più alta, vale a dire l’avversario più forte tecnicamente.

Quando Sakuragi piange, qualcuno lo guarda attonito ma, lo spirito di squadra, d’appartenenza va al di la del muro dell’indifferenza e nel momento in cui incroci lo sguardo afflitto di un compagno ti rendi conto di quanto per te e per lui è così importante l’aver mancato l’obiettivo per il quale tu e lui vi eravate preparati, forse senza nemmeno accorgervene, con tanta dedizione.

Perché caratteri diversi, lì in mezzo a quel campo, si uniscono per creare una magica condivisione del proprio destino. Il cammino della Shohoku è arduo, ma piano piano vediamo la squadra formarsi sia sotto il profilo tecnico sia sotto il profilo caratteriale.

La concorrenza poi è alta, tra le scuole rivali annoveriamo la Kainan, la Ryonan e la Takezato con le quali la nostra, si gioca l’accesso al campionato nazionale. Le qualificazioni sono giocate da tutti i licei appartenenti alla stessa prefettura. La tensione che si respira, a volte è spezzata da scene esilaranti che non guastano mai quando sei completamente avvolto nella trama dell’episodio.

Le azioni di gioco dell’anime sono veramente spettacolari. Osservando ogni singola scena, cari amici, si è proiettati nella stessa dimensione che vivono i disegni animati. I fermi immagine sono curati e secondo me trasmettono in maniera esauriente la fatica che patiscono i protagonisti.

Gli sguardi si allacciano tra di loro e generano un vortice d’emozioni forti, fino quasi a percepire in modo distinto le paure, le ansie e le tensioni agonistiche. Il tutto condito da un certo realismo nelle giocate le quali disegnano per l’anime, una personalità anche drammatica.

Se siete appassionati di basket o solo curiosi del cartone vi segnalo che su Amazon.it è disponibile.

Una curiosità sul doppiaggio: Sakuragi è doppiato da Diego Sabre, lo stesso che da la voce al tartaruga ninja “Raffaello”ed al cuoco “Gordon Ramsay”.

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